ANIMA ? Ma che cos’è ?

Anima dolente

P s y c h é – a n i m a 

Un segno che anche la teologia ha dimenticato l’anima è, a mio parere, la traduzione dell bibbia”, scrive Anselm Grün, dottore in teologia e monaco benedettino. “In passato nel Nuovo Testamento psyché si traduceva sempre con ‘anima’. Per paura che si pensi soltanto all’anima che dopo la morte va in cielo, negli ultimi trent’anni si è quasi sempre tradotto  psyché con ‘vita’

Anima dolente

“Un corpo corruttibile

appesantisce  l’anima

e la tenda d’argilla

grava la mente dai molti pensieri”.

(Sapienza 9,15)

GIANFRANCO RAVASI 

ravasi-card-gianfranco«Secondo il pensiero biblico l’anima non è altro che la persona umana in quanto vivente nella sua carne. L’uomo è l’essere vivente nella sua totalità e non l’anima separata e distinta dal corpo». Queste e simili frasi sono comuni in tutti i testi che trattano la concezione della persona umana secondo le Scritture (la cosiddetta “antropologia biblica”). Ed effettivamente, se noi contempliamo l’uomo così come appare nelle pagine sacre, lo scopriamo come un microcosmo compatto, un essere unitario e vitale nel quale non si può separare anima e carne, come farà la cultura greca, convinta che il corpo sia la tomba dell’anima. 

Non per nulla, essa esalterà l’immortalità dell’anima spirituale, mentre la concezione biblica opterà decisamente per la risurrezione dell’essere umano integrale, e la Pasqua di Cristo ne è la suprema attestazione. Certo, non mancano anche nella Bibbia frasi che riflettono la visione greca, come appare spesso nel libro della Sapienza, composto in epoca greco-romana, che esalta l’immortalità dell’anima giusta e che, ad esempio, offre frasi di questo genere: «Un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla grava la mente dai molti pensieri» (9,15). 

Tuttavia il sottofondo ideale di quello stesso libro e il filo continuo della Bibbia sono una costante rappresentazione dell’unità psico-fisica della persona. Certo, questo non significa che non si riconosca nella creatura umana una  presenza trascendente, oltre alla ruah, che è lo “spirito” vitale, posseduto anche dagli animali. Si parla, infatti, di una nishmat-hajjim, una sorta di “respiro di vita” che è esclusivo di Dio e degli uomini e che è insufflato in essi dal Creatore. Ora, questa realtà è definita dalla Bibbia come «una fiaccola del Signore che scruta i recessi oscuri del cuore» (Proverbi 20,27). 

L’immagine, molto orientale, vuole descrivere quella che noi chiamiamo la coscienza, capace di penetrare nel segreto dell’interiorità personale. Questa è in pratica – secondo la Bibbia – l’anima che è, quindi, alla radice non solo dell’autocoscienza, ma anche della consapevolezza morale. Se passiamo al Nuovo Testamento, troviamo passi che a prima vista sembrano opporre anima e corpo: «Non temete quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima. Temete piuttosto chi ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Matteo 10,28). Tuttavia è facile comprendere che non siamo in quell’orizzonte culturale per il fatto che Gesù parla di «uccidere e far perire l’anima», un assurdo per la concezione greca dell’anima spirituale. 

Cristo, allora, qui e altrove (vedi per esempio, Matteo 16,25-26) intende considerare con la parola “anima” (in greco psyché) la vita trascendente e piena, l’intimità divina offerta alla creatura attraverso la grazia. La suprema sciagura non è, dunque, la morte fisica, ma il perdere la comunione vitale con Dio, radice della nostra risurrezione e della vita eterna con lui. È quello che san Paolo puntualizzerà introducendo un nuovo termine, pneuma, “spirito”. L’uomo nella sua realtà creaturale – dice l’Apostolo – è un “corpo psichico”, ossia dotato della psyché, l’anima vitale, ma Dio gli dona il suo stesso Spirito che lo rende “corpo spirituale”. La prima qualità dell’essere umano (“psichico”) lo vota alla morte, è solo con lo Spirito divino a noi donato che entriamo nell’eternità e nella gloria del Risorto (1Corinzi 15,42-44).

FAMIGLIA CRISTIANA (01/04/2008)

Anselm GrünIl monaco ANSELM GRüN precisa che psyché è vero che porta la vita. Ma nella Bibbia il termine significa anche “ciò che porta il vero sé“. Così quando in Marco si legge “Chi vuol salvare la propria anima” (8, 35), significa allora “chi vuole preservare il proprio sé. Chi vuole attraversare illeso la vita. Chi è ossessionato da se stesso“. E precisa ulteriormente: “Il dover perdere se stesso, la mia anima,  per il Vangelo, per Gesù Cristo, significa: devo aprirmi  totalmente al Vangelo. Allora salverò la mia anima.  Allora entrerò in contatto con l’uomo interiore, con il, vero sé”.

Quando Luca scrive: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (21,19), il senso letterale è questo: “Nella vostra pazienza salverete le vostre anime”: “In patientia vestra possidebitis animas vestras”.

E Ansel Grün attribuisce questo significato: “Se  siamo perseveranti nella persecuzione e nelle accuse, se rimaniamo in noi, otteniamo accesso alla nostra anima. L’ angustia esteriore spezza la nostra sicurezza, la considerazione che gli altri hanno di noi. Ma può condurci verso l’interno”.

Poi passa ad esaminare un passo della 2Cor 4,16, dove Paolo intende qualcosa di analogo quando scrive: “Ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno“. E sottolinea: “L’anima è l’ambito interiore in cui nessuno può ferirci. Proprio l’angustia esteriore può invitarci a rivolgerci verso l’interno, nello spazio interiore del silenzio, nello spazio della nosra anima, in cui abita Dio. Lì nessuno può angustiarci, giudicarci od offenderci“.

Non è difficile intuire le deduzioni che scaturiscono da questa visione:

Una dottrina teologica dell’anima come questa non è semplicemente astratta. La strada verso l’interno, nello spazio protetto dell’anima, infatti, è un rimedio contro le offese che ci piombano addosso dall’esterno.

  • Lì, nello spazio dell’anima, siamo già intatti e completi.
  • Lì, dove Dio dimora in noi, siamo liberi dal potere degli esseri umani.
  • Lì veniamo a contatto con il nostro vero sé, su cui il mondo non ha alcun potere“.

Anima dolente

 

SAM_4350-001

continua

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