IL SENSO DELLA SOFFERENZA – Eugenio Borgna

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IL SENSO DELLA SOFFERENZA

di Eugenio Borgna

Eugenio BorgnaLa psichiatria, scienza umana dilemmatica e ambigua, ostinatamente ribelle ad ogni rigida assolutizzazione naturalistica, si confronta con esperienze psicopatologiche e umane nelle quali siamo tutti imbarcati al di là, e al di fuori, di ogni condizione di malattia.

Una delle esperienze umane più significative e più laceranti, con cui la psichiatria ha a che fare, è quella del dolore dell’anima, della sofferenza, che non è il dolore del corpo, il dolore fisico; benché gli sconfinamenti possibili fra il dolore dell’anima, il dolore che è il nocciolo tematico di ogni sofferenza, e il dolore del corpo siano possibili e inevitabili.

Il dolore dell’anima, cioè, si accompagna non di rado a risonanze corporee che lo rendono ancora più rovente; e a sua volta il dolore del corpo, il dolore fisico, si accompagna, o almeno si può accompagnare, a risonanze psichiche: a ferite dell’anima con le loro scie di malessere che non hanno solo bisogno di cure farmacologiche ma anche psicologiche.

Quando la sofferenza scende in noi Quando la sofferenza scende nella nostra anima, e ci tortura nelle nostre fibre più nascoste e segrete, lacerandole e spezzandole, essa tende a separarci dal mondo delle persone e delle cose; isolandoci e incrinando, in misure diverse, le nostre relazioni con gli altri.

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Il senso della sofferenza e delle sofferenze non è facile da rintracciare:

  • c’è una sofferenza inevitabile, e una sofferenza evitabile;
  • c’è una sofferenza che testimonia della fragilità della condizione umana, e una sofferenza che sfugge, o sembra sfuggire, ad ogni significato;
  • c’è una sofferenza leopardianamente radicata nella condizione umana, e una sofferenza che nasce dal cuore di una esperienza psicotica, e che si avvia a inaridirsi quando essa si dissolva;
  • c’è ancora una sofferenza visibile e una sofferenza invisibile.

Sono necessarie attitudini  alla ricerca del cammino misterioso, che porta come diceva Novalis alle regioni della interiorità, e attitudini alla immedesimazione negli sguardi e nei volti degli altri, se si vogliono conoscere
le molte figure possibili della sofferenza: del dolore dell’anima.

La sofferenza, il dolore dell’anima, è costitutiva della condizione umana, e come diceva Eugène Minkowski è possibile che una esistenza si snodi e scorra al di fuori di ogni esperienza di malattia; ma non è possibile che ad una esistenza umana sia sconosciuta l’esperienza della sofferenza che nasca dalla dissolvenza e dalla crisi degli orizzonti di senso su cui si fonda il divenire bergsoniano della vita.

La sofferenza, che è un’altra definizione del dolore dell’anima, è allora una esperienza comune a ciascuno di noi: è la matrice esistenziale (categoriale) delle diverse forme concrete con cui la sofferenza viene rivissuta, e cioè (anche) delle diverse modalità con cui ci confrontiamo con essa: con le sue alte e basse maree da cui nascano le lacerazioni dell’anima alle quali siamo fatalmente esposti nel corso della vita: al di là di ogni nostra intenzione; e dalle quali veniamo fuori con cicatrici che non sempre si risolvono fino in fondo, e che in ogni caso ci possono rendere più sensibili e più aperti a cogliere gli orizzonti  di senso e le contraddizioni della vita. La sofferenza ha a che fare, ovviamente, con gli abissi della nostra interiorità.

Sofferenza

La sofferenza in psichiatria

Il dolore dell’anima, con cui la psichiatria ci confronta, rinasce dall’angoscia e dalla tristezza, dalla inquietudine del cuore e dalla nostalgia, dal desiderio della morte e dalla défaillance della speranza; e, quando queste emozioni ferite e riaccese ogni volta dagli eventi della vita, scendono in noi, in chiunque di noi sia tormentato dall’angoscia e dalla disperazione, gli orizzonti del futuro, di ogni futuro, si oscurano.

Le spine crudeli del presente, di un presente che si estende in un tempo risucchiato dal passato e incapace di trascendenza, non lasciano sopravvivere se non frantumi di attese e di speranze. Il senso della vita, le cose che davano un senso alla vita, si incrinano; e la fatica di vivere, di vivere con gli altri e di ri-vivere le esperienze che hanno dato un senso alla vita, cresce drasticamente e pericolosamente.

Nel dolore dell’anima, che l’angoscia e la tristezza trascinano con sè, cambia radicalmente il modo di essere nel mondo; e anche le parole degli altri, delle persone vicine e delle persone lontane, le parole di solidarietà e di affetto, si fanno fragili e non riescono a ridestare nelle pazienti e nei pazienti una qualche eco e un qualche conforto.

Come si manifesta il dolore dell’anima in una condizione clinica di depressione come quella di Maria Teresa?

La malinconia come sorgente di sofferenza

Questa è una giovane paziente risucchiata nel gorgo di una desolata condizione malinconica, e le parole che ci diceva testimoniano della profondità e della radicalità della sofferenza psichica.

La sofferenza che ho è tremenda. Sono irrigidita nello sforzo di rimanere calma e di controllarmi. Il momento più tragico è il risveglio. Non vorrei mai addormentarmi per non avere questo risveglio. Mi sento imbevuta di sofferenza. Inumana. Una persona non dovrebbe potere soffrire così”.

Una straordinaria e dolorosa fenomenologia del dolore dell’anima riemerge da queste altre esperienze vissute nelle quali si manifestano indicibili espressioni di angoscia e di disperazione.

Sono talmente invischiata in questo dolore che mi pare impossibile che possa togliermi questo peso dallo stomaco. Ci si sente come costretti a camminare su due gambe rotte. Mi sento tutta a pezzi. Si prova una sofferenza tremenda. Come ricercare qualcosa che non si raggiunge mai. Devo continuare a soffrire? Di che cosa è fatta questa sofferenza? Il dolore fisico, al confronto, non è niente. La musica mi procura una sofferenza acutissima probabilmente perchè rievoca una sensazione di benessere e di serenità che ora non posso provare”.

Sofferenza - senso

La dignità della sofferenza

Vorrei allora che queste parole strazianti e icastiche ci consentissero di cogliere immediatamente la profondità e la radicalità di quella che è la sofferenza nel contesto di una psichiatria disposta ad ascoltare e a
interpretare le esperienze vissute delle pazienti e dei pazienti; e questo al di là dei pregiudizi ancora oggi dominanti che alla sofferenza psichica non attribuiscono se non anarchia dei significati e insensatezza: ignorandone la dimensione radicalmente umana e talora creativa.

Il dolore dell’anima è una esperienza che fa parte della vita, insomma, e che non può essere considerata come esclusiva conseguenza di una patologia. Il dolore dell’anima è anche sorgente di riflessione e di interiorizzazione degli avvenimenti; e in ogni caso riconoscere la sofferenza, che è nell’altro-da-noi, significa rendere umana la psichiatria e contestualmente rendere umane le relazioni interpersonali: tanto spesso queste, e quella, denegate nella loro radicale significazione esistenziale e reificate nella loro ragione d’essere.

Anche nella depressione e nell’angoscia, che sono i segni emblematici di ogni malattia psichica, la sofferenza nulla perde della sua dignità e della sua radicale connotazione psicologica e umana; benché, certo, sia molto più intensa e fragile che non nella vita quotidiana.

Da PSICHIATRIA E OSPITALITÀ – FATEBENEFRATELLI – GENNAIO/MARZO 2010 

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